Storia di Lighthouse, fantasia e realtà

04.01.2012 18:25

 

 

 

 

Tra avventura, mistero, hobby, passione e fantasia, c’era una volta…..                         

 

IL CLUB DEGLI AVVENTURIERI

 

 

 

Correva l’anno 1830, il miliardario francese Henry Volbert stanco magnate delle industrie minerarie LE FEU con possedimenti che si estendevano fino nell’Inghilterra e più precisamente nel Devonshire, fondò insieme al suo amico Roland Solben un club d’avventurieri, impegnati ad esplorare sia il mare sia la terraferma.

Vi era in quel tempo poco distante dalla sua abitazione a Parigi, un’agenzia che si occupava delle costruzioni, più precisamente d’immobili legati alla navigazione sia fluviale sia marittima, Hanry e Roland la rilevarono e fecero subito partire la costruzione della sede del club, basandosi su antichi progetti che erano stati in possesso del nonno di Roland, il quale si diceva fosse stato un abile navigatore nonché un temibile pirata, il famoso Cane Rabbioso.

A circa un anno di distanza la sede fu inaugurata alla presenza delle massime autorità cittadine, il sindaco e tutta la giunta erano a loro volta già soci da alcuni mesi, l’ex proprietario dell’impresa socio fino alla sua dipartita per mano degli zulù, infatti, era partito per esplorare il continente nero, e grazie alle sovvenzioni del club trovò sia un villaggio misterioso sia la morte.

 Il nome che i due fondatori scelsero per quest’associazione risuonò per anni a venire, le imprese più importanti furono compiute grazie allo sforzo di tutti i soci ed al sostegno delle aziende specifiche del settore, il ritrovamento di un accampamento indiano in Arizona, la scoperta della tomba di un faraone dimenticato in Egitto, e molte altre scoperte tutte sotto l’egida di Lighthouse Voyager.

Con il passare degli anni i già vecchi fondatori si ammalarono ed in capo a pochi mesi dovettero lasciare le redini dell’associazione a Jhon Laramie, miliardario inglese, proprietario della compagnia di navigazione Nelson che possedeva ben due transatlantici che facevano la rotta Europa stati uniti.

Nell’ anno 1910, le sorti dell’associazione stavano per cambiare definitivamente, dopo Laramie, e Stokart un magnate dolciario tedesco, il comando ottenuto tramite un’assemblea plenaria da Rufus Deen, questi con sorpresa di tutti, dichiarò di voler spostare la sede in Austria.

La scelta, non solo si rivelò dannosa ai fini economici, ma costò la distruzione anche della nuova sede, infatti, da lì a poco tempo dopo esplose una guerra che incendiò tutto il mondo, non lasciando nessuno spazio all’esplorazione ed all’avventura.

Il conflitto durò fino all’anno 1918, nei precedenti gli incendi e gli scoppi delle bombe ridussero ad un cumulo di macerie il palazzo del club, occorreva ora ricostruirlo e riformare tutto il direttivo di Lighthouse Voyager.

Astolfo Lanrdini un industriale italiano, che si era arricchito nel tempo del conflitto con la sua fabbrica d’uniformi militari, portò l’associazione nella sua città Torino, grazie alle amicizie di politici e militari riuscì a farsi assegnare un vecchio edificio utilizzato nel conflitto come base operativa dell’esercito.

Ancora una volta come la mitica fenice, il club rinacque e portò al suo interno filosofi, scrittori e politici, personaggi influenti che garantirono lustro fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Questa volta la guerra fu più cruenta e combattuta da più parti colpì in modo devastante, ancora adesso non si riesce a capire la causa per la quale una notte di maggio la sede esplose in un turbinio di fiamme.

La ricostruzione nel dopoguerra fu lenta, non disponendo di persone e di materiali la sede fu ricostruita solo nell’anno 1955, la direzione di questa prestigiosa associazione fu data ad Alfredo Ildegrande, politico di un gran partito emergente, questi però, commise un grave errore investì tutti i risparmi dell’associazione in una grande banca, che di lì a poco fallì lasciando sul lastrico milioni d’investitori, tra cui Lighthouse Voyager.

Non potendo far fronte a tutte le esigenze economiche, l’associazione si sciolse definitivamente, il suo certificato di proprietà passò nelle mani del tribunale di un piccolo comune della Lomellina, Tromello.

Siamo quindi arrivati all’anno 2006 e più precisamente il 18 marzo, un ragazzo dal nome Paolo Vagnato appassionato di cinema ed avventura scopre, in una delle sue ricerche che ama fare, di essere un parente di uno dei fondatori di Lighthouse, incuriosito da tale scoperta Paolo fece delle indagini più approfondite accorgendosi dell’arcano si convinse a tal punto di dover impugnare a tutti costi il certificato della Lighthouse, sentendolo suo di diritto, riaffiorando in lui il sangue temerario dei suo antenato.  Quindi si recò al tribunale di Tromello e senza tante noie Paolo riuscì ad ottenere tutti i diritti che gli competono e quindi di poter utilizzare il nome Lighthouse Voyager in toto.

Il coraggioso Paolo Vagnato rendendosi conto d’avere in mano un certificato storico d’inestimabile valore, pensò di proporre la rifondazione della Lighthouse Voyager ai suoi amici più vicini e quindi  Insieme ai suoi inseparabili compagni d’avventura crearono un direttivo solido e votato al divertimento dei soci, organizzando serate culturali dove si spazia tra  dibattiti d’ogni genere e presentazioni di iniziative come serate musicali  a tema, ad esempio il karaoke, la caccia  al tesoro, Halloween, Carnevale e serate di aste di beneficenza e molto altro ancora.

In quest’anno, 18 Marzo 2007 dopo un anno dalla sua rifondazione, stiamo scrivendo il resoconto e la vita della nostra associazione, ci accingiamo a festeggiare un anno di vita di Lighthouse Voyager, che cosa possiamo dire a tutti voi che avete avuto la pazienza di leggere fino a questo punto: GRAZIE AMICI.

Vi dobbiamo personalmente ringraziare, anzi, vi dobbiamo ringraziare per tutte le volte che avete voluto seguirci nelle nostre avventure, tutte le volte che abbiamo condiviso cene, feste e quanto altro, grazie per la pazienza accordataci e per la fiducia del nostro operato, che non mancherà di continuare a rinnovarsi, al fine di garantirvi altre giornate di puro divertimento e spensieratezza.

Siamo anche aperti a critiche, solo se sono costruttive e propositive, magari voi potreste trovare una migliore soluzione ad un problema, proprio per questo siamo ben contenti di ascoltarvi e dove possiamo, verremo incontro alle vostre richieste.

Ci aspettano nuove prospettive di svago nella nostra associazione che ricordate ha radici antiche, lontane fino alla terra di Francia, grazie Henry e Roland ovunque voi siate, il vostro esempio ci accompagnerà in tutte le nostre avventure future.

                                                           

 

Nota aggiutiva: mi presento sono Angelo Meriggi e sono il nostromo in Lighthouse, sono qui per raccontarvi com’è iniziata la mia avventura in questa meravigliosa associazione.

Correva l’anno 2005 e precisamente il mese di dicembre, dopo un’abbondante nevicata la quale aveva ricoperto la città di Vigevano, un pomeriggio verso le sedici, il mio campanello incominciò a suonare, uscito mi trovai di fronte un ragazzo che presentandosi disse di chiamarsi  Paolo, dopo avermi spiegato come mai fosse giunto lì, lo invitai ad entrare e  da quel momento un incontro dopo l’altro  l’amicizia si rafforzò, conoscendo di seguito tutti i suoi amici ed il futuro altro fondatore di Lighthouse Anna Signorelli. Ricordo che Paolo mi parlava come se stesse indagando sui miei hobby, interessi e passioni, come volesse mettermi alla prova o addirittura come mi facesse un test, gli chiesi come mai tanta curiosità?  ma  Paolo era per lo più misterioso, metteva una strana ansia, ansia di curiosità, non passò molto dal momento che  chiese di portare  avanti un progetto un pò ambizioso come quello di fondare un’associazione culturale, esterrefatto e meravigliato di tale progetto che accettai con un  d’accordo lì seduta stante.

Cosi, io, aspettai  con trepidanza il mese che Paolo decise per tale evento il 18 marzo 2006, in un assolato e fresco pomeriggio Paolo mi chiese di passare l’intera giornata di quel giorno che fu di sabato.

Il mezzogiorno, grande pranzo a base di pizza che il sig. Vagnato, padre di Paolo aveva preparato per tutti noi, poi dopo aver assaporato varie specialità, tutti presso la casa del presidente, dove iniziava la cerimonia d’insediamento del direttivo che durò tutto il pomeriggio, verso sera poi dopo un piccolo incidente alla mia mano….

Potrei raccontarvi cosa mi è successo, ma poi dovrei eliminarvi, quindi lasciamo perdere, dicevo dopo aver sbattuto la mano su una porta…no…oohhh.

Per la cena, la neonata aggregazione si è trasferita all’associazione dei bocciofili di Pavia e lì è continuata la gran kermesse, tra distribuzioni di tessere e medaglioni di fondazione, fino ad arrivare alla presentazione della spina dorsale del nostro club, il giornalino…detto il giornalino di Lighthouse Voyager.

Salutammo il giornalino, salutammo il nostro presidente, salutammo il direttivo, salutammo il presidente che fungeva da direttivo al giornalino, in somma salutammo tutti e tornammo a casa avendo appena fondato l’associazione che adesso tu vedi qui davanti a te, se vuoi unirti a noi entra e lascia fuori le preoccupazioni che ti affliggono, che tu possa trovare la tua isola felice qui guidata dai nostri fari con noi….

Ma dopo questa fantastica storia vorrei fare un leggero discraimer almeno per quanto riguarda la storiella iniziale ma lasciamo a voi il diritto di scegliere cosa è vero e cosa è un po’ fantasia resta solo che comunque noi siamo cosi, avventurieri in una terra incognita la dove nessuno è mai giunto prima a muso duro pronti a far fronte ad ogni avversità a dare ai nostri soci sempre un buon servizio e sempre novità così da poter trovare ad ogni nostro incontro la felicita e gli interessi che tutti aspettano.

Ed ora vi spiegherò codesta associazione da cosa è fortemente costituita; Lighthouse Voyager cosi come il suo nome stà a significare la simbologia dei fari la loro imponenza il faro nelle coste e nelle tempeste burrascose le leggende sulle avventure nei mari i pescatori la vita di mare il faro e il guardiano del faro un eroe che salva i naviganti con la sua storia le sue vicende il guardiano e le storie scritte dedicate hanno suscitato in me avventura suggestione, cosi ho deciso di chiamarla Lighthouse infondendo nei miei collaboratori e nei soci un senso di infinito di un luogo senza tempo ma dove tutto si fonde in un grande spirito di tradizione come quello che vogliamo trasmettere noi nella vita di questa associazione, che è quello di raggruppare tutte le persone appassionate di cultura in genere spaziando dai racconti, poesie, recensioni, canto e pittura, questa piccola associazione raggruppa soci che all’insegna di questo nome si raduna ai nostri incontri portando umilmente i loro lavori  che vengono pubblicati sul giornalino e sul sito web per una nostra soddisfazione personale e nella speranza che questi  lavori vengano apprezzati da chiunque,

                            

                                                                      Angelo Meriggi e Paolo Vagnato